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Museo paleontologico di Ovada. Sezione MIOCENE

Il Miocene

All’inizio del Miocene (24 milioni di anni fa circa) nel grande golfo compreso all’interno dell’arco alpino occidentale si distinguevano tre vasti settori, corrispondenti alle colline comprese tra Torino e Chivasso, al Monferrato orientale e alle Langhe, diversi tra di loro per l’ampiezza e la profondità dei fondali, lo spessore e la natura dei sedimenti che vi si depositarono.

Il grande bacino era suddiviso da una dorsale sommersa, una specie di rilievo sottomarino che separava un bacino più stretto e profondo (a nord-ovest) da uno più esteso (a sud-est). Sul fondo di questi bacini si accumulava una enorme quantità di sedimenti, che raggiunsero lo spessore di 1500 m nella zona della Collina di Torino e di 3500 m circa nelle Langhe.

Nel Monferrato i sedimenti deposti sono costituiti da granuli calcarei fini e da abbondanti resti di organismi (Foraminiferi, Molluschi, Echinidi), tra essi cementati.

Frequenti sono anche i resti di pesci ed in particolare di squalo, di cui si trovano comunemente denti e vertebre, le uniche parti del suo scheletro cartilagineo che si conservano allo stato fossile.

I più appariscenti sono gli enormi denti, che possono superare i 14 cm di altezza, appartenenti alla specie Carcharodon megalodon, forse un antenato, di maggiori dimensioni, dell’attuale squalo bianco.

Verso la fine del Miocene (circa 7 milioni di anni fa) nel Messiniano la comunicazione tra il Mediterraneo e l’Atlantico attraverso lo stretto di Gibilterra si ridusse gradualmente, diminuendo così la circolazione delle acque all’interno del Mediterraneo, che in breve tempo rimase completamente isolato. A causa del clima tropicale e della scarsa piovosità, il livello del mare si abbassò per la forte evaporazione, non compensata dall’apporto dei fiumi e dalle piogge, fino a rendere il Mediterraneo, per circa un milione di anni, un’enorme salina. Il braccio di mare che copriva le Langhe e il Monferrato si trasformò così in una distesa di lagune poco profonde, all’interno delle quali a causa dell’evaporazione i sali disciolti nelle acque si concentrarono sempre più, formando depositi di gesso.

I fossili più comuni del Messiniano piemontese sono costituiti da resti di vegetali, soprattutto foglie di varie specie (filliti), resti di pesci principalmente d’acqua dolce (ittioliti) e impronte di insetti.

Ovada, museo. Denti di squalo fossili.
Denti di squalo fossili,
frequenti nei sedimenti
del Monferrato
Ovada, museo. Aturia aturi, nautiloide fossile guida del Miocene.
Aturia aturi, nautiloide
fossile guida del Miocene
Ovada, museo. Gobius dubius.
Gobius dubius, pesce fossile
delle marne gessifere
Ovada, museo. Filliti (foglie fossili).
Filliti (foglie fossili)

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